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Puntine

Le "Puntine" servono ad affiggere gli argomenti opportuni che ci inviano i visitatori, nonché le informazioni, gli annunci, ecc...

 


 

PEDOFILIA

 

Puntina

riportiamo la missiva del nostro assiduo visitatore toscano B. U. (FI)
e lo ringraziamo per l'opportuno contributo che ci invia

 

Egregi Signori,

i miei più fervidi auguri per questo vostro intrepido sito. (...) Rileggendo il magistrale saggio del De Oliveira "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" mi sono imbattuto con un brano molto chiarificatore sull'attuale persecuzione religiosa e l'ho collegato con alcune materie che avevo in archivio (...). Se questo 'dossier' vi servisse, potreste pubblicarlo (...).

 

Giglio

 

Lotta contro il comunismo

[...] Soltanto una confutazione intelligente del comunismo è efficace. Non basta la semplice ripetizione di slogan, anche quando sono intelligenti e adeguati.

Questa confutazione, negli ambienti colti, deve colpire i fondamenti dottrinali ultimi del comunismo. È importante indicare il suo carattere essenziale di setta filosofica che deduce dai suoi princìpi una specifica concezione dell'uomo, della società, dello Stato, della storia, della cultura e così via. Esattamente come la Chiesa deduce dalla Rivelazione e dalla legge morale tutti i princìpi della civiltà e della cultura cattolica. Fra il comunismo, setta che contiene in sé la pienezza della Rivoluzione, e la Chiesa non vi è, quindi, conciliazione possibile.

Le moltitudini ignorano il cosiddetto comunismo scientifico e non è la dottrina di Marx ad attirare le masse. Un'azione ideologica anticomunista deve colpire, nel grande pubblico, una disposizione di spirito molto diffusa, che suscita, spesso, negli stessi avversari del comunismo una certa vergogna a mettersi contro di esso.

(Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte II, Cp. XI, 1, B)

 

Giglio

 

PEDOFILIA

Come la Chiesa disapprova radicalmente questo vizio...

InfernoCittà del Vaticano - "Sarebbe davvero meglio" per i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori che i loro crimini fossero "causa di morte" perché per loro "la dannazione sarà più terribile". Lo ha detto il promotore di giustizia della Congregazione della Fede, mons. Charles Scicluna, incaricato di seguire tutti i casi di preti abusatori, in una preghiera di riparazione a San Pietro per lo scandalo di pedofilia nella Chiesa.

Mons. Scicluna ha citato il passo del Vangelo di Marco, nel quale Gesù afferma "Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare" e ha riproposto l'interpretazione che del passo diede S. Gregorio Magno. "Gregorio Magno - ha detto il promotore vaticano - così commenta queste terribili parole di Gesù: 'Misticamente espresso nella macina d'asino è il ritmo duro della vita secolare mentre il profondo del mare sta a significare la dannazione più terribile'. Perciò - ha spiegato - chi dopo essersi portato ad una professione di santità distrugge altri tramite la parola o l'esempio, sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro ufficio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe, perché tendenzialmente se fosse caduto da solo il suo tormento nell'inferno sarebbe di qualità più sopportabile".

I preti devono fare attenzione a quegli amici e compagni che possono indurre nel peccato e rispettando la legge di Dio essere in grado di tagliare questi legami qualora ne abbiamo.

(Il Giornale, 29 maggio 2010)

 

Come invece il comunismo lo giustifica...

È stato ristampato, per i tipi della Feltrinelli, il saggio "Elementi di critica omosessuale" scritto da Mario Mieli (1952-1983) e pubblicato la prima volta dalle Edizioni Einaudi nel 1977.

Mario MieliIl testo, un Manifesto della "politica dell'esperienza", (...) "rimane a tutt'oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell'area del movimento di liberazione omosessuale", come scrive il redattore de "Il manifesto" Gianni Rossi Barilli curatore, insieme a Paola Mieli, della nuova edizione del saggio. "La proposta di Mieli illustrata nel libro (...) è un'utopia da vivere partendo dal presupposto che la liberazione dell'Eros nelle sue forme neglette e represse è il solo vero antidoto al predominio mortifero della Norma e del capitalismo", tesi "oggi, ancora più di ieri, in sintonia con linee di evoluzione culturale e sociale".

Mieli, figlio di industriali della seta, al liceo Parini di Milano abbraccia la dottrina marxista, aderisce a "Lotta Continua" che abbandona per fondare il "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e poi i "Collettivi Omosessuali Milanesi", protagonisti della contestazione dal 1971 al 1977. Muore suicida il 12 marzo 1983 dopo essersi dedicato negli ultimi anni di vita all'esoterismo e alla magia.

Mario Mieli nel saggio propone una metamorfosi del vetero-comunismo nel movimento libertario antiproibizionista, cioè l'emancipazione dell'uomo tramite la "prassi" sessuale contronatura o "perversa", da lui sintetizzata nello slogan "Mens sana in corpore perverso".

L'autore aggiorna il marxismo con le tesi di Freud e Reich e lo definisce "comunismo polimorfo perverso" , auspicando una società di uguali in "comunione totalizzante" tra di loro. Per questo è necessario "liberare" l'uomo, il cui corpo è gerarchicamente schiavo della Logica (che Mieli chiama la Norma), alienante sovrastruttura storica, tramite il dissolvimento di ogni identità "in una estetica transessuale".

 

Peace

 

Il prof. Tim Dean psicoanalista dell'Università di Buffalo, nel suo contributo in appendice, basandosi sul modello libertario della sessualità gay, nota: "nel processo politico di ristrutturazione della società (...) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia" - e - "ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi. (...) La corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose "annullando 'democraticamente' ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie".

A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari naturali e cristiani, liquidati da Mieli come "pregiudizi di certa canaglia reazionaria" che, trasmessi con l'educazione, hanno la colpa di "trasformare il bambino in adulto eterosessuale".

I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme "grazie anche ai pedofili, specie se omosessuali: "Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino... l'essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro. Per questo - sentenzia Mieli - la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega".

(Corrispondenza Romana 26/06/04)

 

Gino Paoli... e come un cantautore raggira questa infamia

Esperienza politica

Nel 1987 Gino Paoli si presenta alle elezioni politiche e viene eletto come deputato fra le file del Partito Comunista Italiano (poi PDS) anche se in Parlamento si collocherà nel Gruppo Indipendente di Sinistra in quanto non è mai stato tesserato in alcun partito politico.

 

 

Una sua canzone intrisa di relativismo marxista:

Il pettirosso

"Aveva gli occhi come un pettirosso / era una donna di undici anni e mezzo - si alzò la gonna per saltare il fosso / aveva addosso un vestitino rosso.

Mentre passava in mezzo a quel giardino / di settant'anni incontrò un bambino / voleva ancora afferrare tutto / e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto / e l'afferrò con cattiveria / lei si trovò le gambe in aria / lui che cercava cosa fare / c'era paura e c'era male".

"E il male lo afferrò proprio nel cuore / come succede con il primo amore / e lei allora lo prese tra le braccia / con le manine gli accarezzò la faccia / così per sempre si addormentò per riposare / come un bambino stanco di giocare".

 

Peace

 

La dialettica di G. Paoli nel significativo programma "Che tempo che fa"

«Cominciamo a dire una cosa: io credo nelle domande, non nelle risposte» dice Paoli al conduttore che gli chiede di spiegare il brano incriminato «un uomo decente deve porsi delle domande, e di solito si risponde con altre domande. Quelli con le risposte in tasca, nella mia esperienza spesso sono dei poco di buono. Per questo io coltivo i dubbi, non le certezze».

[...] «Quello di cui si parla qui è la pietà. Io ho pietà per i vinti. Anche per quelli che hanno fatto le cose peggiori: quando uno è a terra io non lo prendo a calci in faccia. Fa parte della mia natura. Forse è questo che ha provato la bambina del "Pettirosso", la pietas che a noi riesce così difficile».

(Articolo del Secolo XIX, 25 gennaio 2009)

 

Peace

 

Opportune reazioni

Gino Paoli, ospite stasera alla trasmissione su Rai tre "Che Tempo che fa", per presentare il suo album "Storie", ha risposto alla domanda di Fazio riguardo le polemiche che ha suscitato la sua canzone "Il Pettirosso", criticatissima per il suo sottinteso perdono al pedofilo protagonista del testo. Ho ascoltato attentamente le parole di Gino Paoli, ma devo dire che nulla di ciò che ha detto mi ha convinto. Io che rispetto gli artisti per essere cresciuta insieme agli artisti, non ho trovato nulla di ciò che ha detto Paoli artisticamente convincente. Perché, se è vero, che "l'arte non deve dare risposte ma suscitare domande" , se è vero che "si deve provare pietà per l'ultimo della terra e non per qualcuno che appare come Gesù Cristo, perché sarebbe troppo facile", Paoli omette di dire che nella sua canzone la pietà di cui parla è esercitata da una bambina su cui è stata tentata una violenza sessuale. E quella bambina, neppure nella più alata visione poetica, potrebbe mai perdonare il suo aguzzino. Sono gli adulti a dover esercitare il perdono, se ne sono capaci, non i bambini. Ma Paoli questo non lo dice e nel proseguire la spiegazione confonde la follia con la pedofilia. Così parla della comprensione che si deve ai "pazzi", parla dei manicomi. Allora, scopriamo che il protagonista della sua canzone non sarebbe un pedofilo, ma un pazzo. Non è così, perché in un tribunale, un pazzo potrebbe essere dichiarato incapace di intendere e di volere, mentre la maggior parte dei pedofili, no. Ecco la differenza fra l'arte e la bugia: suscitare domande sulla base di un assunto falso è, a mio avviso, il fallimento dell'arte. O meglio, l'assenza dell'arte.

(Blog di Roberta Lerici, 25 Gennaio 2009)

 

Il Moige (Movimento Italiano Genitori) [...] dice che la canzone "tratta la piaga della pedofilia in maniera ambigua: un testo del genere non può essere diffuso senza pensare alle eventuali conseguenze".

(panorama.it)

(I grassetti sono nostri)

 

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