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Encomi ed Avalli

UNA RUBRICA DI STRAORDINARIA PORTATA:
"AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ"

 

Roberto de MatteiIn "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" Plinio Corrêa de Oliveira scrive che «Dio ha stabilito relazioni misteriose e mirabili tra certe forme, colori, suoni, profumi, sapori, e certi stati d'animo; è chiaro che con questi mezzi si possono influenzare a fondo le mentalità, e indurre persone, famiglie e popoli a formarsi una condizione spirituale profondamente rivoluzionaria» (104).

Questo passaggio è fondamentale per comprendere il peculiare contributo di Plinio Corrêa de Oliveira alla rivista «Catolicismo» nella rubrica Ambienti, Costumi, Civiltà, non da tutti compresa nella sua straordinaria portata.

L'ambiente è l'armonia che risulta dall'affinità di vari esseri riuniti in uno stesso luogo ed esercita una profonda influenza sugli uomini. «Gli uomini si formano ambienti a loro immagine e somiglianza, ambienti in cui i loro costumi e civiltà si espandono. Ma è anche vero, in larga misura, l'inverso: gli ambienti formano a loro immagine e somiglianza gli uomini, i costumi, le civiltà» (105).

Una prova dell'importanza dell'ambiente per lo sviluppo equilibrato della vita naturale e soprannaturale è costituita dalla sapienza con cui Dio ha ordinato il grande ambiente del creato in cui siamo immersi, formato dagli esseri viventi che ci circondano: piante, animali, e che ha al vertice l'uomo, immagine e somiglianza di Dio.

L'interpretazione e i commenti delle fisionomie di uomini d'eccezione, santi o rivoluzionari, costituirono, in questo senso, una nota costante del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira. Il modo di essere di un uomo si esprime infatti nella fisionomia, nel portamento, nel tratto e anche negli abiti, il cui mutamento nella storia è legato al mutamento delle personalità e dei tipi umani (106). «La società, per così dire, - affermò Pio XII - parla col vestito che indossa; col vestito rivela le sue segrete aspirazioni e di esso si serve, almeno in parte, per edificare o distruggere il proprio avvenire» (107).

«Se l'abito deve essere in armonia con chi lo usa, e con la circostanza in cui viene usato, - nota da parte sua il pensatore brasiliano - è chiaro che nell'uomo eminente esso deve armonizzarsi con l'importanza ottenuta da questi. Ma Dio non ha per figli solo uomini eminenti. Ogni creatura umana, per modesta che sia, ha una dignità propria, naturale e inalienabile. E maggiore, incommensurabilmente maggiore, è la dignità dell'ultimo, del più oscuro figlio della Chiesa, come cristiano, ossia come battezzato, come membro del Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo» (108).

Così è per l'arte, per l'urbanistica, per l'architettura, che risultano da un insieme di idee, tendenze, aspirazioni e attitudini psicologiche (109). All'ordine antico medievale, che esprimeva nell'architettura gotica l'armonia della filosofia scolastica (110), egli contrappone la Babele moderna.

«I suoni tipici delle immense Babeli moderne, il frastuono delle macchine, il tumulto e il vociare degli uomini che si affannano dietro al denaro e ai piaceri, che non sanno più muoversi ma solo correre, che non sanno lavorare senza estenuarsi, che non riescono a dormire senza calmanti né divertirsi senza eccitanti, la cui risata è un ghigno frenetico e triste, che non sanno più apprezzare le armonie della vera musica ma solo le cacofonie del Jazz... tutto questo è eccitazione disordinata, tipica di una società che potrà trovare la vera pace solo quando avrà reincontrato il vero Dio» (111).

Come gli abiti, anche il linguaggio, i gesti, i riti, sono elementi che hanno grande importanza culturale e pedagogica per il bene comune dei popoli (112). È una "liturgia" sociale naturale che si esprime nell'ordine e nel fasto.

Nel firmamento della Chiesa si conciliano armonicamente estremi apparentemente contraddittori come la vocazione solitaria del monaco, ispirata a una totale rinuncia al mondo, e lo splendore delle cerimonie pontificie che esprimevano un tempo, il maggior fasto di cui il mondo fosse capace.

«No, tra i due ordini di valori non esiste contraddizione, se non nella mente degli egualitari, servi della Rivoluzione. Al contrario: la Chiesa si mostra santa proprio perché, con uguale perfezione, con la stessa soprannaturale genialità, sa organizzare e stimolare la pratica di quelle virtù che splendono nella vita oscura del monaco, e anche di quelle che rifulgono nel sublime cerimoniale del Papato, Di più: una cosa si equilibra con l'altra. Potremmo quasi dire che un estremo (nel senso buono del termine) compensa l'altro e si contempera con esso. Il fondo dottrinale in cui questi due santi estremi s'incontrano e si armonizzano è molto chiaro.

Dio Nostro Signore ci diede le creature, affinché esse ci servano per giungere a Lui. Così, bisogna che la cultura e l'arte, ispirate dalla Fede, pongano in evidenza tutte le bellezze del creato irrazionale e tutti gli splendori del talento e della virtù dell'anima umana. È quella che si chiama cultura e civiltà cristiana. In questo modo, gli uomini si formano nella verità e nella bellezza, nell'amore per il sublime, per la gerarchia, e per l'ordine che rispecchiano nell'universo la perfezione del Creatore. E così le creature servono, di fatto, alla nostra salvezza e alla gloria divina. Ma d'altra parte esse sono contingenti, passeggere; solo Dio è assoluto ed eterno. Bisogna ricordarsene. Pertanto, è bene allontanarsi dalle creature, disprezzandole, per pensare solo a Lui. Nel primo modo, si sale a Dio considerando tutto ciò che le creature sono; nell'altro modo, si giunge a Lui considerando ciò che esse non sono. La Chiesa invita i suoi figli a percorrere entrambe le vie, con lo spettacolo sublime del suo fasto e con la meditazione delle mirabili rinunce che solo Essa sa ispirare e far realizzare effettivamente» (113).

(Il crociato del secolo XX, Plinio Corrêa de Oliveira, Roberto de Mattei - Ed. Piemme, 1996)

 

Note

  • 104 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, cit., Parte I, Cap. X, 2.
  • 105 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Sêde prudentes como as serpentes e simples como as pombas, in «Catolicismo», n. 37 (gennaio 1954).
  • 106 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Indumentária, hierarquia e igualitarismo, in «Catolicismo», n. 133 (gennaio 1962); cfr. anche ID., O hábito e o monge, in «Catolicismo», n. 62 (febbraio 1956).
  • 107 Pio XII, Discorso di Gran Cuore dell'8 novembre 1957, in DR, vol. XIX, p. 578.
  • 108 P. CORRÊA de OLIVEIRA, Dignidade e distinção para grandes e pequenos, in «Catolicismo», n. 33 (settembre 1953).
  • 109 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, O espírito cristão e o espírito pagão manifestados pela arquitetura, in «Catolicismo». n. 7 (luglio 1951).
  • 110 Cfr. ERWIN PANOFSKY, Architettura gotica e filosofia scolastica, tr. it. Liguori, Napoli 1986.
  • 111 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Tranquilidade da ordem, excitação na desordem, in «Catolicismo», n. 110 (febbraio 1960).
  • 112 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Têm os símbolos, a pompa e a riqueza uma função na vida humana?, in «Catolicismo», n. 82 (ottobre 1957). Cfr. anche, sul tema del cerimoniale del potere pontificio, i due studi As cerimonias da posse de Eisenhower à luz da doutrina católica, e Por que o nosso mundo pobre e igualitário se empolgou com o fausto e a magestade da coroação?, in «Catolicismo», n. 27 (marzo 1953) e n. 31 (luglio 1953), tr. it. Sul cerimoniale del potere, in «Cristianità», nn. 73-74 (maggio-giugno 1981).
  • 113 P. CORRÊA DE OLIVEIRA, Pobreza e fausto: extremos harmônicos no firmamento da Igreja, in «Catolicismo», n. 96 (dicembre 1958).

 

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