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Cronache filiali

PREGA MOLTO L'ANIMA CHRISTI

 

Anima Christi

Una doverosa restituzione:
l'effetto che ritorna alla propria causa

 

Nei giorni in cui il Dott. Plinio - Fondatore di Tradizione, Famiglia, Proprietà (TFP) - mi inviò in missione all'estero, in Egitto (anni '80/90), mi ricordo di averlo sognato e che semplicemente mi suggeriva: "Prega l'Anima Christi". Mosso da filiale nostalgia verso il mio Padre e Fondatore, alla prima occasione in cui gli scrissi un rapporto su come procedeva l'apostolato e i contatti locali, feci riferimento a quel sogno. In sèguito, mi arrivò una sua sollecita risposta in cui, già nelle prime righe, prima delle diverse direttive di azione, diceva queste testuali parole:

"São Paulo, 24 Luglio 1992

Mio caro Umberto

Ho ricevuto, molto sensibilizzato, la tua lettera (...).

Effettivamente, non posso che raccomandarti di pregare molto l'Anima Christi, una preghiera approvata dalla Chiesa, e che io, personalmente, prego alla fine dell'atto di ringraziamento dopo assolutamente tutte le mie Comunioni. (...)

A te, mio caro Umberto, invio affettuose raccomandazioni

in Jesu et Maria

Plinio".

Trascorsi tanti anni, mi è capitato di incontrare - nell'ampio e certosino sito (*) dei miei fratelli di ideale della Casa Madre, a San Paolo, in Brasile - questo toccante articolo del Dott. Plinio, pubblicato su "O Legionario", a proposito di quella meravigliosa supplica a Nostro Signore.

Per andare incontro ai nostri gentili visitatori, eccone la traduzione.

Umberto Braccesi

Responsabile del sito www.pliniocorreadeoliveira.it

(*) www.pliniocorreadeoliveira.info

 

 

Anima Christi, sanctifica nos

Anima Christi, sanctifica nos

 

Anima Christi, sanctifica nos

 

Forse, tra tutte le preghiere composte da mente umana, non vi è una che superi l'Anima Christi. In una deliziosa intimità, in un fiducioso e tenerissimo rispetto, in una chiarezza di significato e splendida ricchezza di contenuto, ad eguagliarla conosco soltanto la Salve Regina e il Memorare [Ricordati...].

L'Anima Christi è composta di dodici suppliche che possiamo dividere in due parti ben distinte.

Nelle prime sette, il fedele cristiano considera il Corpo e l'Anima di Nostro Signore Gesù Cristo, si avvicina a Lui talmente vicino, che si ha l'impressione di sentire il calore stesso del Corpo Divino, di toccare realmente e veramente con le nostre labbra penitenti, le dolcissime piaghe del Redentore. Quando mi immagino San Francesco d'Assisi, nella famosa visione in cui il Crocifisso lo abbracciò, lo immagino balbettando estasiato, una a una, le prime sette suppliche dell'Anima Christi, non saziandosi di ripeterle durante tutto il tempo che durò la gloria e la dolcezza del divino amplesso.

Nella seconda parte della preghiera, l'anima non è più in piedi, abbracciata al Redentore, È finita l'estasi e il fedele si trova ai piedi della Croce, esprimendo i suoi ultimi e più ardenti aneliti in una sublime umiltà, come quella di Maria, dopo la visitazione angelica.

 

Croce

 

Ebbene, è molto notevole il fatto che il programma del nostro nuovo Arcivescovo si compone precisamente di sette "item", come le sette suppliche più ardenti e intime dell' "Anima Christi". E tra ogni item e ogni supplica, si può facilmente stabilire una splendida analogia.

Il primo item del programma è "la propaganda e la difesa della Fede e della morale del Vangelo, per mezzo della catechesi". La prima supplica è "Anima Christi santifica".

L'Anima di Cristo! Dove possiamo conoscerla meglio se non nel Santo Vangelo? Ogni parola, ogni scena, ogni gesto dei testi sacri contengono per noi una rivelazione della santissima anima di Nostro Signore Gesù Cristo. Di quella Anima che, essendo la perfezione stessa dell'anima umana ed essendo in unione ipostatica con la Seconda Persona della Santissima Trinità, è un abisso infinito di sapienza e santità, è il modello perfetto e supremo dell'ideale della nostra santificazione. L'Anima di Cristo! Quell'Anima infinitamente nobile e grande, che abbracciava il Cielo e la Terra in un anelito incessante di santificare gli uomini per la gloria di Dio. Quell'Anima benedetta, di un amore nobile, casto e delicato, di un amore ardente e discreto, soave sino ai maggiore estremi della tenerezza e forte come il bronzo. Quell'Anima che è il sole divino delle nostre anime, l'anima stessa delle nostre anime: quell'Anima non consentirebbe di abbandonarci dopo l'Ascensione. Egli non tradirebbe la sua promessa di continuare a vivere tra noi. E, perciò, è sempre presente tra noi, realmente presente nel Mistero Eucaristico in cui riceviamo Cristo con il suo Corpo e il suo Sangue, anima e Divinità. Ed è anche presente nella Santa Chiesa Cattolica, la cui dottrina racchiude il vero senso dei Santi Vangeli ed è, quindi, lo specchio divinamente fedele della stessa Anima di Cristo.

Se vogliamo adorare l'Anima di Cristo, amiamo la dottrina cattolica. Credendo in ciò che la Chiesa crede, pensando come Essa pensa, sentendo come Essa sente, è in un certo senso l'Anima stessa di Cristo che scende nella nostra anima e la santifica, come il sole stesso che scende nell'acqua, quando la tocca con i suoi raggi e la illumina.

Ma come possiamo credere in ciò che ignoriamo? Come è possibile arricchire la nostra anima con tutti i tesori contenuti nei dogmi che non conosciamo? Come ci è possibile praticare una morale i cui precetti non sappiamo?

È per mezzo dell'istruzione religiosa, acquisita nello studio catechetico e sviluppata durante tutta la propria esistenza, che il fedele può realmente conformare la sua anima con quella di Cristo, pregare secondo la veracità del proprio cuore l'ammirevole giaculatoria: "Anima Christi, santificami".

Quindi, quando Don Carlos Carmelo de Vasoncelos Mota scrisse l'istruzione catechetica come primo item del suo programma, il suo atto equivaleva ad una vera preghiera: "Anima Christi, santifica il mio popolo".

Non è possibile la santificazione per il fedele che ignora la verità della sua Fede. Tuttavia questa conoscenza della verità da sola non basta. Senza la vita sacramentale i fedeli non si salvano. Nel più intimo del nostro essere vi sono i frutti amari del peccato originale. Ombre intellettuali di ogni genere, vizi, difetti di ogni specie hanno messo radici in noi. E ogni volta che consideriamo onestamente i nostri doveri, senza mutilazioni ne diminuzioni, c'è qualcosa che tenderebbe a gridare dentro di noi: "durus est hic sermo", sono dure queste parole. [Giov. VI, 60]

Quante innumerevoli volte, la povera creatura si accascia sotto il peso del dovere, e propende a sottrarsi al giogo della morale? Non c'è nessun uomo che senza l'ausilio soprannaturale della grazia riesca a praticare in maniera durevole tutti i comandamenti. È necessario, quindi, che l'istruzione sia completata dalla vita, che le verità conosciute si trasformino in atti. E, perciò esiste un solo cammino vero, cioè la vita interiore.

Sì, la vita interiore, il che vuol dire l'esercitazione accurata di tutte le virtù, la guerra dichiarata, metodica, senza tregua a tutti i difetti. Questo ideale non và ottenuto senza la vita sacramentale. È per mezzo delle preghiere e dei sacramenti, che l'uomo ottiene forze necessarie per praticare la virtù. Ricevere i sacramenti, riceverli "degnamente" – questa parola è molto accentuata nel testo episcopale – è il mezzo per raggiungere la Vita. Insensibilmente, il nostro pensiero si volge alle parole del Vangelo: "chi non mangerà di questo Pane, chi non berrà di questo Vino, non avrà la vita eterna".

Dunque, il secondo item del programma del nostro Arcivescovo racchiude un pensiero eucaristico importantissimo. Uniti in spirito a lui imploriamo da adesso al Santissimo Sacramento la realizzazione dei suoi desideri. Ma con quali parole? Quali migliori di queste: "Corpo di Cristo, salvaci"?

Plinio Corrêa de Oliveira

"O Legionario", 8 ottobre 1944.

 

A chi lo desidera, potrebbe essere suggestivo rileggere questa meditazione mentre ascolta le due versioni del cantico Anima Christi:

 

 

 

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