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Cronache filiali

UNA "PRESENTAZIONE": SUGGESTIVI RICORDI

 

Dom Pedro Henrique de Orleans e Bragança

 

Posso dire, con un tocco di licenza poetica, che ho conosciuto il prof. Plinio Corrêa de Oliveira ancor prima di nascere. Fra la Famiglia Imperiale del Brasile e quella di Plinio Corrêa de Oliveira intercorreva un lungo e cordiale rapporto. Il suo prozio paterno, João Alfredo Corrêa de Oliveira, aveva avuto un ruolo preminente durante l'Impero, come Governatore, Senatore, Consigliere di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri. Dopo il colpo di Stato repubblicano del 1889, egli ricoprì la carica di Segretario del Direttorio Monarchico.

L'amicizia fra le due famiglie si è stretta ancor più dopo la caduta della monarchia e l'esilio della Famiglia Imperiale. Nel 1922, in occasione del centenario dell'indipendenza del Brasile, alcuni membri della Famiglia Imperiale vennero in Brasile per partecipare alle cerimonie. A San Paolo le due famiglie si sono ritrovate. Ecco che nacque fra mio padre, il Principe Dom Pedro Henrique de Orleans e Bragança, e il dott. Plinio - allora con 13 e 14 anni rispettivamente - un'amicizia che non poteva che crescere nel tempo.

Principessa Maria Pia di BorboneLi univa una grande affinità ideologica, visto che mio padre era stato educato da mia nonna, la Principessa Maria Pia di Borbone delle Due Sicilie, figlia di Alfonso Conte di Caserta, fratello ed erede di Francesco II, Re delle Due Sicilie. Profondamente cattolica, il suo sentimento religioso era stato affinato dalla lotta che i suoi antenati avevano portato avanti in sostegno del beato Pio IX contro le correnti liberali e rivoluzionarie che avevano usurpato il trono di Napoli e, poi, derubato la Santa Sede degli Stati della Chiesa.

L'incontro con la Principessa Maria Pia segnò profondamente Plinio Corrêa de Oliveira. Egli ricorderà più tardi: "Era la personificazione stessa della grandezza, ma con moltissima dolcezza. Una persona che emanava un'aria molto materna, molto degna e, allo stesso tempo, molto cattolica. Perfetta da ogni punto di vista". Questo incontro incise profondamente sulla maturazione intellettuale del futuro pensatore e leader cattolico: "Questo incontro ebbe non poca influenza sulla mia formazione. Mi permise di affinare tutta una serie di nozioni politiche e anche religiose. In fondo, avevo finalmente trovato un modello di principessa cattolica".

Quando, nel 1945, la mia famiglia è rientrata definitivamente in Brasile, è stato del tutto naturale che i rapporti tra mio padre e Plinio Corrêa de Oliveira, ormai diventato leader cattolico di grande rinomanza, si stringessero ancora e che quest'ultimo diventasse non solo suo caro amico, ma anche il suo principale consigliere.

Dom LuizMio padre fu lieto che i propri figli potessero beneficiare della formazione che il dott. Plinio dava. Fu così che mio fratello Dom Luiz, attuale Capo della Casa Imperiale del Brasile, ed io abbiamo cominciato a frequentare le sue riunioni, fino a impegnarci totalmente nella lotta contro-rivoluzionaria. Mio padre vedeva con buoni occhi questa militanza, poiché ci aveva sempre insegnato che il dovere di un Principe è di essere sempre in prima linea del combattere contro i nemici della Fede e della Patria. Le monarchie sono decadute quanto i Re non hanno più accompagnato le truppe.

È dunque con sentimenti di profonda e filiale riconoscenza, e quale doveroso tributo a colui che ritengo il mio maestro, che scrivo queste righe per presentare al pubblico italiano l'opera "Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo". Scritta nel 1965, essa contiene insegnamenti perfettamente attuali.

DialogoNello scrutare le cause profonde di quell'immane processo rivoluzionario che ha rovesciato istituzioni millenarie, colpendo anche la Santa Chiesa cattolica e minacciando di estinguere ogni traccia di civiltà cristiana, non possiamo non riflettere sul fatto che, al cuore, troviamo il venir meno dello spirito militante in coloro che avrebbero dovuto invece difendere la Tradizione.

Ammaliati dal canto a un tempo sinistro e attraente, languido e delirante, ateo e feticisticamente credulo della modernità rivoluzionaria, forse anche segretamente persuasi che essa sia l'onda del futuro e che, quindi, ogni reazione sarebbe a priori inutile, molti difensori della Tradizione hanno cominciato a dialogare con la Rivoluzione invece di opporgli un fermo non possumus! che preludesse la riscossa. Sostituendo l'apologetica col dialogo, la militanza con l'ecumenismo acritico, la lotta con l'accomodamento, i difensori della Tradizione - sia spirituale che temporale - sono stati progressivamente corrosi dal virus del relativismo, nemico mortale di ogni principio religioso e politico. E le conseguenze sono lì, davanti ai nostri occhi.

Plinio Corrêa de Oliveira compie un'approfondita analisi dei risvolti psicologici, dottrinali e strategici di questa mentalità relativista. Nella logica di quest'analisi, ogni tentativo di soluzione alla crisi attuale che non rettifichi, in radice, questo vizio intellettuale e spirituale, sarà irrimediabilmente votato al fallimento.

Ecco la centrale importanza, la scottante attualità del saggio che oggi riproponiamo al pubblico italiano. Mi congratulo, dunque, con Il Giglio, curatore dell'edizione, per la lodevole iniziativa, augurando nel contempo la sua più ampia diffusione.

"Omnia possum in eo qui me confortat", tutto posso in Colui che mi dà forza, scriveva S. Paolo (Fil 4,13). "Omnia possumus in ea qui nos confortat", tutto possiamo in Colei che ci dà forza, potremmo dire noi. Affidiamo questa impressa alla Madonna, cunctas haereses sola interimisti in universo mundo, sicuri che, come proclamava S. Giovanna d'Arco, il cui 600° anniversario di nascita si celebra quest'anno, "noi combattiamo e Dio darà la vittoria!".

São Paulo, 24 gennaio 2012
Dom Bertrand de Orléans e Bragança

 

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