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CHRISTUS VINCIT!

21/04/2019
 
CHRISTUS
VINCIT!

Bacheca

1943 - 2013

IN DIFESA DELL'AZIONE CATTOLICA

 

Previsioni lungimiranti e denunce di palpitante attualità
nel primo libro di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Em defesa da Ação Católica

 

Quest'anno si commemora il settantesimo anniversario di "Em defesa da Ação Católica", un'opera ancora poco conosciuta del patrimonio contro-rivoluzionario che abbiamo ereditato da Plinio Corrêa de Oliveira.

Con grande gioia, un suo figlio e discepolo diretto, in qualità di responsabile di questo sito - in unione con i co-fondatori di Tradizione, Famiglia e Proprietà - si onora di tradurre il suggestivo articolo introduttorio alla 2ª edizione brasiliana (1983), inedito in lingua italiana, auspicando l'intera pubblicazione di quest'opera.

 

Tradizione, Famiglia e Proprietà

 

Segreteria di Stato

SEGRETERIA DI STATO
DI
SUA SANTITÀ

Palazzo del Vaticano, 26 febbraio 1949

 

Preclaro Signore,

Mosso dalla tua dedicazione e da pietà filiale offristi al Santo Padre il libro "In difesa dell'Azione Cattolica", nel cui operato rivelasti pregevole cura e perseverante diligenza.

Sua Santità gioisce di te perché descrivesti e difendesti con acume e chiarezza l'Azione Cattolica, di cui possiedi una piena conoscenza, e per la quale hai un grande apprezzamento, in tal modo che si è reso chiaro a tutti quanto è opportuno studiare e promuovere questa forma ausiliare di apostolato gerarchico.

L'Augusto Pontefice si augura di tutto cuore che da questa tua opera risultino ricchi ed abbondanti frutti, e che raccolga non piccole né scarse consolazioni; ed auspicando ciò, ti impartisce la Benedizione Apostolica.

Nel frattempo, con la debita considerazione mi dichiaro

Tuo
devotissimo

G. B. MONTINI
Subst

Card. Montini

.

(Lettera inviata all'autore, a nome del Sommo Pontefice, dall'Ecc.mo e Rev.mo Monsignor G. B. Montini, Sostituto alla Segreteria di Stato di Sua Santità. Versione italiana)

 

 

 

NUNZIATURA APOSTOLICA
RIO DE JANEIRO

 

Un certo scrittore moderno definì l'Azione Cattolica come "una specie di Università popolare in cui si impara ad amare e far amare Nostro Signore Gesù Cristo, il Papa e la Chiesa".

La definizione è allo stesso tempo suggestiva e felice, perché focalizza, in poche parole, il punto capitale dell'Azione Cattolica.

Se da un lato stimiamo e amiamo l'Azione Cattolica per il bene che ha già prodotto, ancora molto di più la stimiamo e amiamo perché è sgorgata dal cuore del Papa e per continuare ad appartenere integralmente al Papa.

A coloro che desiderano sapere perché l'Azione Cattolica, simile al grano di senape della parabola evangelica, estese in pochi anni i suoi rigogliosi rami su tutti i campi della Chiesa, facendo sbocciare una meravigliosa fioritura di cuori e di anime, possiamo dare questa risposta chiara e precisa: - il segreto dell'Azione Cattolica è "l'amore ardente al Sommo Pontefice e l'unione a lui per mezzo della Gerarchia".

Conviene, dunque, ed è persino necessario, che tutti si ricordino che il regno di Cristo non può essere separato dal Papa e dalla Gerarchia. Da soli non siamo nulla e nulla possiamo, ma uniti al Papa siamo tutto e tutto possiamo, perché abbiamo Gesù Cristo. Noi ricorriamo ai mezzi indispensabili della preghiera, dell'azione e del sacrificio, e Cristo salva le anime.

Rallegriamoci, dunque, al verificare che cresce ogni giorno di più, in Brasile, l'interesse per l'Azione Cattolica, come lo dimostra il numero sempre maggiore di libri, riviste e studi dedicati a questo argomento. È un fatto che ci colma il cuore di propizie speranze, molto specialmente quando questi scritti hanno cura di esporre, inculcare ed approfondire i genuini e tradizionali principi dell'Azione Cattolica contenuti nella preziosa miniera dei documenti pontifici, precisamente come si è proposto il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira, degno Presidente della Giunta Arcidiocesana dell'Azione Cattolica di San Paolo, nell'opera intitolata "IN DIFESA DELL'AZIONE CATTOLICA".

Essendo sempre utile e proficuo studiare e meditare queste verità, siamo sicuri che questo libro, scritto da un uomo che visse sempre nell'Azione Cattolica e la cui penna è interamente al servizio della Santa Chiesa, farà molto bene alle anime e promuoverà la causa dell'Azione Cattolica in questa benedetta terra di Santa Cruz.

Rio de Janeiro, 25 Marzo 1943 - Festa dell'Annunciazione di Maria Vergine.

+ Benedetto Arcivescovo di Cesarea
Nunzio Apostolico

(Prefazione del Nunzio Apostolico Mons. Benedetto Aloisi Masella)

 

 

Cavaliere

 

PER EVITARE DI CADERE NELLE PRESCRIZIONI DELLA STORIA
Articolo introduttorio alla 2ª edizione brasiliana del 1983

 

In difesa dell'Azione CattolicaOgni fase dell'esistenza ci offre i suoi piaceri. Nei miei tempi di studente, sentivo un particolare interesse nell'andare a pesca di libri rari, nei diversi chioschi - allora prosaicamente soprannominati "sebo" [libri usati, untuosi] - che li vendevano di seconda mano.

Durante queste ricerche, non di rado mi cadevano tra le mani volumi che l'autore aveva dedicato, a questo o quell'amico, con espressioni che esprimevano, a volte una amicizia tenera o altisonante, a volte un sentimento di mal celata superiorità, o infine il desiderio di ottenere per la neonata opera la buona grazia di un certo intellettuale illustre o di qualche critico severo. Non sono mai stato propenso a collezionare autografi. Perciò, quando il volume non mi interessava, lo riponevo subito nel suo scaffale. Però mi domandavo: che cosa direbbe l'autore, se venisse qui per acquistare qualche libro, e vedesse che un suo amico avesse venduto per così pochi soldi (in quel tempo si diceva mil-reis) non soltanto l'opera ma anche la dedica, e non solo questa ma, in fin dei conti, anche l'amicizia?

E da qui mi veniva, con un sussulto, un'altra idea. Se un giorno io scrivessi, e ne trovassi una copia con dedicatoria, in vendita in qualche "sebo", che cosa farei? Mi sembrava che la migliore soluzione per evitare un'eventualità così umiliante, era quella che adottai: non pubblicare nessun libro...

Mentre coordinavo le idee per il presente articolo, mi ricordavo di queste apprensioni. E mi dicevo che questo è un dispiacere di cui l'autore di "In difesa dell'Azione Cattolica" è ben esente.

Difatti, esauritasi da molto tempo l'edizione della sua opera, grande per quei tempi (2.500 copie), e non avendo come rispondere a una continua sollecitazione delle persone interessate, il Dottor Plinio Corra de Oliveira giunse al punto di organizzare per mezzo di alcuni amici, tra i quali anch'io, una ricerca in regola nei "sebo" di San Paolo e di altre città, nella speranza di riacquisire qualche volume. La ricerca si rivelò del tutto vana. Allora l'Autore arrivò al punto di chiedere, per mezzo di un'inserzione sulla stampa, se qualcuno gli potesse fare il favore di vendergli una copia di seconda mano di "In difesa dell'Azione Cattolica"; e non fu soddisfatto.

Dunque, nulla gli era più improbabile che imbattersi in qualche "sebo" con una copia della propria opera.

 

TFP

 

Frastuono di bomba o musica armoniosa?

 

"Habent sua fata libelli" ["I libri hanno il loro destino"]. In ciò non risiede l'unico aspetto curioso della storia di questo libro singolare.

Quindi, se è ben vero che "In difesa dell'Azione Cattolica" ebbe all'epoca un'ampia ripercussione, è certo che non attinse quel che si chiama propriamente il grande pubblico, ma rimase circoscritto a quell'ambiente speciale, vasto ma allo stesso tempo un tanto chiuso, che di solito viene definito con il termine di "ambienti cattolici". E so che, paradossalmente, neanche lo stesso Autore volle che la sua opera trasponesse quei limiti, ritenendo che, l'approccio dei problemi specifici del movimento cattolico, potesse interessare e fare del bene solo a quegli ambienti.

Da un altro canto, se è esatto che quest'opera ripercosse enormemente in quegli ambienti, lo fu con il frastuono di una bomba, e non con la soavità di una musica. Una bomba salutata da molti come un colpo opportuno e preciso, contro pericoli ingenti che si scorgevano all'orizzonte, e ricevuta da altri come una causa di dissenso e di scandalo, un'affermazione deplorevole di uno spirito gretto e retrogrado, attaccato a dottrine sbagliate e propenso ad immaginare problemi inesistenti.

Vedo a venti anni di distanza le reazioni favorevoli e quelle contrarie. Mi ricordo ancora dell'entusiasmo con cui lessi sul "Legionario" le lettere di sostegno di Mons. Helvécio Gomes de Oliveira, Arcivescovo di Mariana, Mons. Atico Eusébio da Rocha, Arcivescovo di Curitiba, Mons. João Becker, Arcivescovo di Porto Alegre, Mons. Joaquim Domingues de Oliveira, Arcivescovo di Florianópolis, Mons. Antonio Augusto di Assis, Arcivescovo di Jaboticabal, Mons. Ottavio Pereira de Albuquerque, Arcivescovo-Vescovo di Campos, Mons. Alberto José Gonçalves, Arcivescovo di Ribeirão Preto, Mons. José Maurício da Rocha, Vescovo di Bragança, Mons. Henrique César Fernandes Mourão, Vescovo di Cafélândia, Mons. Antonio dos Santos, Vescovo di Assis, Mons. Frei Luís de Santana, Vescovo di Botucatu, Mons. Manuel da Silveira D'Elboux, Vescovo Ausiliare di Ribeirão Preto (oggi Arcivescovo di Curitiba), Mons. Ernesto di Paula, Vescovo di Jacarezinho (oggi titolare di Gerocesaréia), Mons. Ottavio Chagas de Miranda, Vescovo di Pouso Alegre, Mons. Frei Daniel Hostin, Vescovo di Lajes, Mons. Juvêncio de Brito, Vescovo di Caetité, Mons. Francisco de Assis Pires, Vescovo di Crato, Mons. Florêncio Sisinio Vieira, Vescovo di Amargosa, Mons. Severino Vieira, Vescovo di Piauí, Mons. Frei Germano Voga Campón, Vescovo Prelato di Jataí. Più di tutto, mi ricordo della profonda impressione che mi causò, come in tutto l'ambiente cattolico, la lettura dell'onorevole prefazio con cui Mons. Benedetto Aloisi Masella, il Prelato che il Brasile venerava come il Nunzio perfetto, e che proprio per questo il Papa Pio XII volle rivestire degli splendori della Porpora Romana, presentò il libro al nostro pubblico. Mi ricordo pure della reazione contraria, sulla quale è presto - anche se già trascorsi vent'anni - per parlarne a lungo. Peraltro, non è senza sacrificio che sarò breve a questo riguardo, poiché avrei uno speciale piacere nel lasciar discorrere la mia memoria, completando le sue possibili lacune con elementi acquisiti dal ricco e ben organizzato archivio del Dr. Plinio Corrêa de Oliveira. Sogni, tuttavia, sui quali è superfluo divagare, perché so che nelle attuali circostanze l'autore di "In difesa dell'Azione Cattolica" non mi darebbe la documentazione tanto desiderata...

Comunque sia, riprendendo il filo della mia narrazione, se guardo verso il passato ecco quella reazione contraria, sulla quale l'oggettività storica non può chiudere gli occhi, e una breve parola a proposito non è di troppo.

 

TFP

 

Le tre fasi di una reazione

 

Questa reazione ebbe tre fasi. Fallì nella prima, e di nuovo fallì nella seconda. Però ottenne un pieno successo nella terza.

La prima tappa fu quella delle minacce. Mi ricordo ancora che, di ritorno da un viaggio a Minas, il mio allora giovane amico José de Azeredo Santos - che poi sarebbe tanto conosciuto come un polemista dall'indomabile coerenza - ci informò di buon umore e divertito: "Sono stato con Fra BC, e mi ha detto che si è costituita una commissione di teologi per confutare il libro del Dr. Plinio. Se ne pentirà - aggiunse Fra BC - di averlo pubblicato". Eppure riposavamo tranquilli, noi che sostenevamo i principi di "In difesa dell'Azione Cattolica", perché sapevamo che l'opera era stata analizzata e squadrata previamente da due teologi già celebri in Brasile, Mons. Mayer e il Pe. Sigaud. Quindi decidemmo di aspettare la confutazione. Sino a maggio del '63 non è ancora arrivata. Mentre scrivo queste linee, mi viene in mente pure una lettera di una molto illustre e rispettabile personalità. Il mittente ringraziava il Dr. Plinio Corrêa de Oliveira di avergli offerto il libro e diceva che a breve avrebbe denunciato pubblicamente gli errori in esso asseriti. Sono già trascorsi vent'anni... e nulla è stato pubblicato. Così, quante altre cose ci sarebbe da raccontare!

Fallite le minacce di confutazione, succedette quella del bisbiglio. Il libro conteneva errori. Tanti errori. Non si diceva quali fossero. Ma ce n'erano senz'altro. Non si parlava più di confutazione. Era soltanto la riaffermazione insistente della stessa accusa imprecisa: ci sono errori, ci sono errori, ci sono errori, veniva martellato per tutto il Brasile. A questa forma di attacco non mancava una certa eloquenza: Napoleone diceva che la migliore figura retorica è la ripetizione. Malgrado ciò, "In Difesa dell'Azione Cattolica" continuava ad esaurirsi velocemente nelle librerie.
Alla fine, il libro si esaurì. Durante questo tempo, aveva compiuto la sua difficile missione, sulla quale parlerò più in avanti. Perciò non sembrava opportuna una seconda riedizione. Il bisbiglio pure smorzò. Si direbbe che per lo stesso ordine naturale delle cose il silenzio calava pian piano su tutto il "caso". Infatti, era la terza tappa che iniziava, placida, ravvolgente, dominatrice.

Tuttavia, nel 1949, il silenzio fu interrotto improvvisamente. Dall'alto del Vaticano, una voce si fece udire, la quale doveva dissipare tutti i dubbi, e mettere il libro in una situazione di invulnerabilità, sia riguardo alla sua dottrina, che alla sua opportunità. Fu la lettera di elogio del Mons. Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato, scritta al Prof. Plinio Corrêa de Oliveira in nome dell' indimenticabile Pio XII.

Per amore di verità va detto che, nonostante questo fatto, continuò la cortina di silenzio a proposito del libro. Che io sappia, è l'unica opera brasiliana interamente e specificamente scritta sull'Azione Cattolica, ad essere oggetto di una lettera laudatoria da parte del Vicario di Cristo. Ciononostante, non mi risulta che quest'opera venga menzionata nei saggi e nelle bibliografie che ogni tanto si vedono in giro trattando dell'Azione Cattolica.

Quindi seguitò il silenzio. Un silenzio che oggi - non solo per evitare di cadere nelle prescrizioni con cui la Storia punisce le inerzie eccessive - per qualche istante viene interrotto sulle pagine di "Catolicismo". Dopo di che comunque continuerà.

 

TFP

 

Il singolare destino di un libro

 

Insomma, è tutto questo che viene a chiarire perché "In Difesa dell'Azione Cattolica" non è reperibile neanche nei "sebos" [chioschi di libri usati]. È che certuni lo salvano gelosamente nei loro scaffali, come se contenesse un prezioso elisir. Altri lo rinchiudono in un cassetto presi dal panico come se si trattasse di una boccetta di arsenico. E così la storia di questo libro ebbe uno sbocco che né io, che assistetti al suo lancio, né i suoi apologisti o i suoi diffamatori, avremmo potuto immaginare in quei remoti tempi di quel giugno 1943.

 

TFP

 

Movimento Liturgico, Azione Cattolica, Azione Sociale

 

All'incirca a partire dal 1935, cominciarono ad arrivare in Brasile le ventate piene di vitalità, dei grandi movimenti che caratterizzavano lo slancio religioso dell'Europa del primo dopoguerra. Era, innanzitutto, il movimento liturgico di cui il grande D. Guéranger aveva già gettato le basi a Solesmes nel secolo scorso, schiudendo gli occhi dei fedeli al valore soprannaturale, alla ricchezza dottrinale e all'incomparabile bellezza della Sacra Liturgia. Questo movimento di rinnovo spirituale raggiungeva la pienezza della sua irradiazione, giusto nel periodo che va dal 1918 al 1939, allo stesso tempo in cui un grande slancio apostolico, condotto con mano ferma da Pio IX, si generalizzava nell'orbe cattolico. L'Azione Cattolica, che in quanto organizzazione per l'apostolato risaliva in qualche modo ai gloriosi giorni di Pio IX, aveva assunto sotto Pio XI la pienezza dei suoi tratti caratteristici. Era la mobilitazione di tutti i laici, come un unico esercito formato da svariati elementi, per portare a termine una opera anch'essa essenzialmente una e multiforme: l'instillazione totale dello spirito di Gesù Cristo nella società tanto tormentata di quei giorni. Alla pari di questo sforzo, e come un suo armonico complemento, si delineava un'ammirevole fioritura di opere a carattere sociale, ispirate principalmente alle Encicliche "Rerum Novarum" e "Quadragesimo Anno" e al fine specifico di presentare e mettere in pratica una soluzione cristiana per la questione sociale. Era l'azione sociale.

Naturalmente, questi tre grandi elementi, che si completavano a vicenda, appunto per questo si intrecciavano. E ad essi accorreva, pieno di entusiasmo, il fior fiore della gioventù cattolica, prima in Europa, e poi, per ripercussione, anche in Brasile.

 

TFP

 

Nuvole all'orizzonte

 

Ogni volta che la Provvidenza suscita un buon movimento, lo spirito delle tenebre cerca ci intrufolarsi, per deturparlo. Così fu sin dai primordi della Chiesa, quando le eresie affiorarono nelle catacombe, cercando di trascinare nel male il gregge di Gesù Cristo già decimato dalle persecuzioni. Così succede ai giorni d'oggi. Allo stesso modo il demonio tenterà di agire sino alla fine dei tempi.

Lo spirito del nostro secolo, nato dalla Rivoluzione Francese, si è infiltrato in certi ranghi del movimento liturgico, dell'Azione Cattolica e dell'azione sociale. Ed ha cercato, con il pretesto di iper-valorizzarli, di presentarli sotto un profilo deturpato secondo le massime della Rivoluzione.

 

TFP

 

Libertà, uguaglianza, fraternità

 

Sarebbe troppo lungo riferire qui tutto quanto c'è nelle pagine di "In Difesa dell'Azione Cattolica" rispetto a queste infiltrazioni e ai numerosi aspetti che presentavano. Ma una enumerazione schematica dei principali tratti del fenomeno è già di per sé sufficientemente illustrativa.

Lo spirito della Rivoluzione Francese fu essenzialmente laica e naturalista. Il motto secondo il quale la Rivoluzione Francese intraprese la riforma della società era "libertà, uguaglianza, fraternità". L'influenza di questo spirito o di questo motto si trova in ognuno dei molteplici errori confutati nel libro di Plinio Corra de Oliveira.

  • Ugualitarismo. Come è noto, Nostro Signore Gesù Cristo istituì la Chiesa come una società gerarchica nella quale, secondo l'insegnamento di San Pio X, ad alcuni spetta insegnare, governare e santificare, e ad altri essere governati, insegnati e santificati (cf. Enciclica "Vehementer", del 11-II-1906).
    Naturalmente, questa distinzione della Chiesa in due classi non può essere di gradimento nell'ambiente moderno plasmato dalla Rivoluzione. Non sorprende, quindi, che in materia di Azione Cattolica sia apparsa una teoria che, in ultima analisi, tendeva a livellare il Clero ai fedeli. Pio XI aveva definito l'Azione Cattolica come la partecipazione dei laici nell'apostolato gerarchico della Chiesa. Posto che chi partecipa ha parte, si argomentava, i laici iscritti nell'AC hanno parte della missione e del compito della Gerarchia. Contrariamente ai fedeli iscritti nelle altre associazioni, quelli dell'Azione Cattolica sono, dunque, dei gerarchi in miniatura. Non sono più meri sudditi della Gerarchia, ma quasi diremmo una sua frangia.

 

  • Liberalismo. Nelle file dell'Azione Cattolica, al tempo stesso in cui entrò un legittimo interesse e zelo per la Sacra Liturgia, si insinuarono pure diverse esagerazioni del cosiddetto "liturgismo".
    La professione di questi errori - come è inerente allo spirito liberale - si accompagnava a una schietta indipendenza di critica e di condotta nei confronti della dottrina insegnata dalla Santa Sede, e delle pratiche da essa approvate, elogiate e incentivate.
    Di conseguenza, la sottovalutazione della devozione privata e un certo esclusivismo in favore degli atti liturgici, un atteggiamento reticente verso la devozione a Nostra Signora e ai Santi, come incompatibili con una formazione "cristocentrica", un certo disprezzo per il Rosario, la Via Sacra, gli Esercizi Spirituali di Santo Ignazio, come pratiche obsolete, tutto questo manifestava una singolare indipendenza a confronto dei numerosi documenti pontifici secondo i quali non vi sono parole sufficienti per raccomandare tali devozioni e pratiche.
    L'influenza del liberalismo si manifestava forse ancor più rilevante nella convinzione, sostenuta in certi circoli, che l'Azione Cattolica non doveva prescrivere ai suoi membri delle regole speciali sulla modestia nell'abbigliamento, né doveva avere un regolamento che imponesse loro doveri speciali e rispettive sanzioni se fossero stati trasgrediti.
    La stessa influenza si palesava pure nell'idea presente negli stessi circoli, che non era necessario il rigore nella selezione dei membri dell'Azione Cattolica, benché si sostenesse paradossalmente che era una organizzazione di elite.

 

  • Fraternità. La fratellanza rivoluzionaria comporta la negazione di tutto ciò che legittimamente separa o distingue gli uomini: le frontiere tra i popoli, nonché i limiti tra le religioni o le correnti filosofiche, politiche, ecc.
    Nel fratello separato, il vero cattolico vede sia il fratello che la separazione. Invece il cattolico influenzato dalla fraternità del 1789 vede il fratello e si rifiuta di vedere la separazione.
    Da qui decorreva, in certi ambienti dell'Azione Cattolica, l'apparire di una serie di atteggiamenti e di tendenze interconfessionali. Non si trattava soltanto di promuovere un chiarimento cortese con i cristiani separati, nei casi in cui la prudenza e lo zelo lo raccomandassero, ma di inoltrarsi in una politica di silenzi e persino di concessioni che in ultima analisi, invece di chiarire e convertire, serviva soltanto a confondere e scandalizzare.
    Nel terreno specifico dell'A.C, la conseguenza di questi principi erano la cosiddetta "tattica del terreno comune" e gli eccessi dell'apostolato detto "di infiltrazione", che il libro di Plinio Corrêa de Oliveira analizza e confuta attentamente.
    Nel campo dell'azione sociale, che è tanto importante, e nel quale l'apostolato chiaramente e specificamente cattolico otteneva tanti frutti, la fraternità dal sapore rivoluzionario influenzava molti animi a favore dei sindacati neutri. Questo è un altro punto di cui il libro si occupa accuratamente.

 

TFP

 

Ripercussioni delle dottrine innovatrici

 

Con quanta nostalgia guardo, a questo punto dell'articolo, ai tempi placidi, gloriosi, attivi e, nella loro nobile serenità, anche combattivi, che precedettero i dolorosi scontri che sommariamente sto raccontando! In una totale unione di pensiero e di azione si riuniva, a Rio de Janeiro attorno al volto trasbordante di vita, di attività e di allegria del Cardinale Leme, nonché a San Paolo attorno alla figura gerarchica e veneranda di Mons. Duarte Leopoldo e Silva, un gruppo scelto di Sacerdoti, e di laici di ambo i sessi, dei quali alcuni erano già, e altri in futuro sarebbe divenuti, a diversi titoli, elementi di spicco della vita brasiliana. La cooperazione era totale. La mutua intesa era totale. Il celebre Pe. Garrigou-Lagrange, che passò dal Brasile verso il 1937, mi disse che questa era la particolarità che lo impressionava di più nella vita religiosa del nostro Paese.

Ma, allo stesso tempo in cui ci arrivavano dall'Europa tante cose buone, venivano pure i germi dello spirito del 1789, incubati in certi libri sulla Sacra Liturgia, sull'Azione Cattolica e sull'azione sociale. Senza far rumore, si generalizzò progressivamente una fermentazione. Come abbiamo appena ricordato, delle eccellenti pratiche di devozione iniziarono ad essere criticate come obsolete. La Comunione "extra Missam" era additata come gravemente incorretta dal punto di vista dottrinale. Un celebre manuale di pietà, il Goffiné, già colmato di benedizioni ed approvazioni ecclesiastiche, era indicato come il simbolo stesso di un'epoca incrinata di sentimentalismo, di individualismo e di ignoranza teologica, che si doveva superare. Le Congregazioni Mariane e le altre associazioni erano segnalate come forme di organizzazione e di attività apostolica anacronistiche e destinate a un rapido deperimento, in beneficio dell'Azione Cattolica, unica a dover sopravvivere.

Com'è naturale, dove queste idee si espandevano, si formava pure una certa reazione. In realtà, però, le reazioni il più delle volte erano sporadiche, momentanee. Lo spirito del brasiliano, così fiducioso, pacifico e propenso ad accettare quel che viene da certe nazioni d'Europa, come la Francia, la Germania, il Belgio, è avverso al tipo di reazione che in effetti quelle circostanze esigevano. Bisognava fare un elenco degli errori, scoprire il nesso esistente tra loro, per poi enunciare il sottostrato ideologico comune a tutti, confutare ogni errore in modo da spingersi sino alle loro radici avvelenate, e così prevenire gli spiriti contro l'insidioso attacco.

Negli ambienti bene informati si sapeva che il Nunzio Apostolico, Mons. Benedetto Aloisi Masella e diversi altri Prelati erano preoccupati della situazione, e tuttavia, nella loro sapienza, non giudicavano arrivato il momento di un intervento ufficiale dell'Autorità. Io seppi allora che il Dr. Plinio Corrêa de Oliveira pensò fra sé e sé che fosse meglio che un laico assumesse il ruolo di parafulmine. Che per mezzo di un libro dedicato all'esposizione concatenata e alla confutazione di quegli errori, fosse provocata un'esplosione capace di allertare le anime ben intenzionate ma fin troppo sprovvedute, in modo tale che l'espansione del male, anche se non impedita, rimanesse per lo meno circoscritta. Giacché non sarebbe stato possibile evitare che l'errore inghiottisse coloro il cui spirito era già profondamente preparato a dargli la propria adesione.

E quindi, onorato dalla prefazione dell'Ambasciatore del Papa, e con lo "imprimatur" dato "ex commissione" dall'Arcivescovo Mons. José Gaspar, il libro fu pubblicato...

 

TFP

 

Riguardo a un'esplosione e a ciò che ne conseguì

 

Dell'esplosione causata, ho già parlato. Povera "In Difesa dell'Azione Cattolica": di questo libro se ne disse di tutto. C'è chi dichiarò che era un lavoro da calzolaio agendo fuori dal proprio mestiere: un libro da laico, che credeva di conoscere la Teologia e Diritto Canonico. Oppure, per meglio attaccare il libro, si affermava che un laico non sarebbe mai riuscito a scrivere un simile lavoro; e allora gli si faceva l'onore di attribuirgli come autore, ora Mons. Mayer, ora Pe. Sigaud. Un onore infatti molto grande, ma che strideva con la verità storica, perché il libro era stato dettato dal Dr. Plinio Corrêa de Oliveira durante un mese di lavoro, a Santos, all'allora giovane Segretario Arcidiocesano della JEC (Gioventù Studentesca Cattolica) di San Paolo, José Carlos Castilho de Andrade - oggi grande sostegno delle attività di redazione di "Catolicismo" - che a ciò si era gentilmente messo a disposizione.

Fu ottenuto il risultato a cui l'opera puntava? Grazie a Dio, sì. E questo non solo per la mobilitazione intorno ai principi di "In Difesa dell'Azione Cattolica" da parte di una pleiade brillante e prestigiosa di buoni combattenti, come pure - e forse principalmente - per l'atteggiamento di un enorme numero di lettori... a cui il libro non piacque, ritenendolo fin troppo categorico. Lo considerarono inopportuno. Non dissentivano dalle sue dottrine ma reputavano inesistente o insignificante il male contro il quale fu scritto. Ma comunque si svegliarono e seppero mantenere un atteggiamento prudente e di estraneità verso gli innovatori e le innovazioni. A partire da quel momento, l'errore continuò il suo corso, ma senza maschera, e conquistando soltanto chi avesse simpatia del suo vero volto.

Ottenuto questo risultato, l'autore di "In Difesa dell'Azione Cattolica" si raccolse, come è notorio, nel silenzio, limitandosi a registrare nelle pagine del "Legionario" le testimonianze di sostegno, e a ricevere le aggressioni con paziente mutismo.

Andiamo oltre la triste storia di queste ultime, che non fu corta, benché punteggiata di grandi gioie per l'Autore.

Infatti, su questi errori, dei quali si diceva che la diffusione era insignificante o erano persino plasmati dall'immaginazione del Presidente della Giunta Arcidiocesana dell'Azione Cattolica di San Paolo, incominciò ad occuparsi un'intera serie di documenti pontifici. Come se, per una strana e inesplicabile coincidenza, il Papa Pio XII avesse intravisto l'esistenza, in diversi paesi, degli stessi errori che in precedenza il Dr. Plinio Corrêa de Oliveira si era immaginato come esistenti in Brasile.

"In Difesa dell'Azione Cattolica" fu pubblicato nel giugno del 1943. L'Enciclica "Mystici Corporis" apparve il 29 dello stesso mese. L'Enciclica "Mediator Dei" è del 1947. La Costituzione Apostolica "Bis Saeculari Die" fu pubblicata nel 1948. Nel loro insieme, questi tre documenti enunciavano, confutavano e condannavano i principali errori su cui verteva il libro.

Di queste deviazioni si occupò anche un grande letterato portoghese: Antero de Figueiredo, che scrisse il bel romanzo "Persone perbene" trattando degli identici errori presenti anche nella sua Patria.

Ma, si direbbe, forse che questi errori presenti in Europa, invece non esistevano in Brasile. Quale errore, di una certa importanza, e di qualsiasi specie, è mai esistito in Europa senza che subito contagiasse il Brasile? Ad ogni modo, la Lettera della Sacra Congregazione dei Seminari al Venerando Episcopato Brasiliano, in data 7 marzo 1950, mostra dalla parte della Santa Sede una speciale preoccupazione riguardo ad errori simili nel nostro Paese. E, infine, se "In Difesa dell'Azione Cattolica" non avesse altro fondamento che una serie di invenzioni, come si spiegherebbe che, nella lettera scritta all'autore, in nome del Papa Pio XII, dall'allora Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Montini, si affermasse che dalla diffusione del libro ci si poteva augurare tanto bene?

Eppure l'esistenza di questi errori, tra di noi, può essere confermata da testimoni ecclesiastici brasiliani di grande rilevanza.

In primo luogo, è giusto che si ricordi con nostalgia il nome di Mons. Sales Brasil, il baiano e vittorioso antagonista di Monteiro Lobato. Nel suo libro "Le Grandi Lodi", pubblicato nel 1943, con gli occhi evidentemente posti sulla realtà nazionale, si occupa di alcuni problemi trattati in "In Difesa dell'Azione Cattolica". A fianco di questo nome, conviene citare un altro, di fama internazionale: quello del grande teologo Pe. Teixeira-Leite Penido, che nel suo libro "Il Corpo Mistico" del 1944, menziona pure e confuta alcuni errori segnalati da "In Difesa dell'Azione Cattolica".

Per aggiunta, in questa materia ebbero un ineguagliabile valore i documenti provenienti da venerabili personalità dell'Episcopato. In effetti, la Provincia Ecclesiastica di San Paolo inviò al Clero, nell'agosto del 1942, una circolare in cui allertava contro gli eccessi del liturgismo. Il rimpianto Mons. Rosalvo Costa Rego, Vicario Capitolare di Rio de Janeiro in assenza di Mons. Sebastiano Leme, pubblicò nel maggio del 1943 una Istruzione su analoghi errori. Anni dopo, nel 1953, si elevò nelle file della Gerarchia una voce potente come quelle di cui parla l'Apocalisse. Fu quella di Mons. Antonio de Castro Mayer, che nella sua memorabile Lettera Pastorale sui Problemi dell'apostolato Moderno, sferrò contro questi errori, sempre vivi, un colpo che rimarrà nella Storia. Allora giunsero da ogni parte del Paese manifestazioni di sostegno all'illustre Prelato, numerose ed espressive, raccolte dall'editrice Boa Imprensa in un prezioso opuscolo intitolato "Ripercussioni". Nel contempo, la suddetta Pastorale oltrepassava le frontiere del Brasile. Edita in Spagna, in Francia, in Italia e in Argentina, commentata in modo encomiastico dai periodici cattolici di quasi tutti i quadranti, con il suo successo stesso dimostrava quanto fosse autentico ed ampiamente diffuso il pericolo che puntava ad evitare.

Insomma, l'esistenza e la gravità dei problemi affrontati da "In Difesa dell'Azione Cattolica" divennero chiare come l'acqua.

 

TFP

 

Il leone con tre zampe

 

Quale fu dunque l'effetto del libro? Eliminò gli errori contro i quali era stato scritto?

Forse questo non è il momento adatto per rispondere con tutta precisione a questa domanda. Tuttavia, almeno per non lasciarla senza una tale o quale risposta, e per ricordare soltanto ciò che è notorio, dolorosamente notorio, posso riferire - per documentare la crescente influenza dei principi della Rivoluzione Francese persino nei cattolici che si proclamano tali - la tendenza di varie figure dei nostri ambienti cattolici verso il socialismo, e persino la simpatia di alcune di queste nei confronti del comunismo. È quel che deplorano oggi, non solo i cattolici che pensano come questo periodico, ma anche altri ben distanti, da diversi punti di vista, dalle posizioni di "Catolicismo".

Quanto al liberalismo morale, per rispondere ancora soltanto molto in superficie, credo che basterebbe menzionare l'accettazione e gli applausi ricevuti da diversi anni, in vari ambienti cattolici, di due libri effettivamente immorali che preferisco non menzionare per rispetto al loro autore...

Ma allora, ci si domanderà, a che cosa è servita la pubblicazione di "In Difesa dell'Azione Cattolica"? Il che importerebbe pure nel chiedersi a che cosa è servita la pubblicazione di tutti i libri e documenti ecclesiastici che ho appena menzionato.

In realtà, è servito e molto. Difatti, dobbiamo a questi libri e documenti il fatto che, se tali errori esistono, sono ormai oggetto di reazione e tristezza in molti ambienti, i quali sfuggono così alla loro nefasta influenza.

Inoltre, dobbiamo pure a loro il fatto che, se l'errore continua a progredire, nel frattempo ormai non è più loquace né fiero di sé. Contro "In Difesa dell'Azione Cattolica", la reazione fu di un polverone, seguito dal silenzio. Quando arrivò in Brasile l'enciclica "Bis Saeculari Die", ci fu qualche scompiglio e molto silenzio. Pochi anni dopo, contro la Pastorale del grande Mons. Mayer vi fu un silenzio senza scompigli. E un errore poco fiero di sé è come un leone con tre zampe...È già qualcosa mozzare una zampa al leone...

La missione specifica di "In Difesa dell'azione Cattolica" fu, in un momento in cui gli errori progredivano con passo celere e trionfale, l'aver dato un grido d'allarme che ripercosse in tutto il Brasile, gli sbarrò numerosi ambienti dal nord al sud del Paese, e così preparò definitivamente il terreno per una più facile comprensione dei documenti del Magistero ecclesiastico, già esistenti o quelli che sarebbero venuti negli anni.

 

TFP

 

A che cosa serve fare Storia?

 

Perché tutta questa narrativa? A questa domanda rispondo con un'altra: a che cosa serve fare Storia? E se si tratta di fare Storia, perché non dire, dopo venti anni, alcuni frammenti di verità, di quella verità storica che, anche - o principalmente - quando è piena ed integrale, non può essere che benefica alla Chiesa?

Tutti sanno che il gesto di Leone XIII di aprire agli studiosi gli archivi del Vaticano, destò timore in molti cattolici. Ma l'immortale Pontefice ottemperò che la Chiesa non poteva temere la Storia vera.

Perché non raccontare vent'anni dopo - con il proposito di ritornare al silenzio - un po' di quella verità storica di cui la Chiesa ha soltanto da guadagnare?

 

TFP

 

Chiudendo con queste righe, rivolgo gli occhi alla Signora della Concezione di Aparecida, Regina del Brasile. Innanzitutto, per ringraziarLe, genuflesso, di tutto il bene che il libro di Plinio Corrêa de Oliveira ha potuto fare. E, in seguito, per implorarLe di unirci tutti nell'unità della verità e della carità, per il bene della Santa Chiesa e per la grandezza cristiana del nostro Brasile.

Eloi de Magalhães Taveiro - Catolicismo, Giugno 1963

(Traduzione a cura di Umberto Braccesi)

 

Umberto Braccesi

 

(1) È memorabile l'articolo scritto sul "Legionario" (13-XII-1942) dal rimpianto Arciabate della Congregazione Benedettina Brasiliana, Dom Lourenço Zeller, Vescovo di Dorilea., riguardo al ruolo di D. Guéranger nel movimento liturgico universale.

 

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