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Dal 1964, a richiesta dei suoi primi discepoli e co-fondatori della TFP, alla fine della riunione diaria, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira si dispose a svolgere un commento sulla fisionomia del santo del giorno. Così nacque, organicamente, la consuetudine del “Santo do dia”. Quindi, durante decenni, si susseguì una bellissima galleria di personaggi che la Chiesa indica dicendo: “Calicem Domini biberunt”. Eccone un edificante esempio.


SANT’ETELBERTO, RE E CONFESSORE

Siamo alle origini del cristianesimo in Inghilterra: vediamo qui due grandi figure, che possiamo considerare fra i fondatori del Medioevo. Un grande missionario, Sant’Agostino primo Arcivescovo di Canterbury [534-604], arriva in Inghilterra alla corte di un grande re fondatore, Sant’Etelberto, re del Kent [552-616]. Lo chiamo re fondatore perché, in un certo senso, ha fondato l’Inghilterra, che prima della sua conversione era un coacervo di regni barbari e pagani. A stretto rigore l’Inghilterra come nazione o una civiltà inglese non esistevano. Esistevano solo i semi di una futura Inghilterra che, messi in contatto con sant’Agostino di Canterbury, germogliarono e diedero origine a quella nazione.

La solenne cerimonia dell’arrivo di Sant’Agostino e dei suoi monaci alla corte di Sant’Etelberto (che non era ancora cristiano né santo, ma aveva già sentito parlare della Chiesa e aveva accettato di accogliere e ascoltare i missionari) è davvero magnifica. Possiamo immaginare il re Etelberto e i suoi guerrieri semi-barbari schierati in una radura tra i boschi che aspettano l’arrivo dei missionari.

  Sant’Agostino battezza Sant’Etelberto

Sant’Agostino e i monaci arrivano in processione e cominciano a predicare. Subito il cuore del re è toccato dal santo. Il re gli concede libertà di spostarsi e predicare nel regno, anche se afferma che non può cambiare religione così rapidamente. Vuole studiare la questione con maggiore cura.

Ma la simpatia del re per Sant’Agostino è già evidente. Gli offre una casa, lo ringrazia per avere intrapreso un lungo viaggio, e gli dice che è libero di ricevere tutti i suoi sudditi che vogliano convertirsi alla religione cattolica. Appena comincia ad ascoltare la Verità, già si rivela inclinato verso di essa. Dunque Sant’Agostino si stabilisce nella regione e predica la vera religione.

Dopo un pò di tempo il re non solo dà la sua piena adesione alla religione cattolica, dopo averla studiata, ma si occupa personalmente di convertire alla Chiesa due re suoi vicini. È la prova che la libertà che aveva concesso a Sant’Agostino era stata il primo passo verso la sua conversione.

La meditazione c’insegna che in chiunque viene a contatto con l’annuncio della religione cattolica, in realtà la grazia opera sempre e fin dall’inizio. Gli dà la possibilità di scorgere che si trova di fronte alla verità e la forza di cominciare ad aderire a questa verità. Ma la decisione che segue è un atto della libertà della persona.

(Plinio Corrêa de Oliveira)

Sepolture degli Arcivescovi di Canterbury e dei Re di Kent

 

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